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La Foce è per S. Nicolò, un poco, quello che nei grandi centri è il club, la borsa, la piazza.

Nel breve arco che fa ad occidente lo sperone della Punta, ivi è la Foce; piccola insenatura di mare ritorta come un amo sullo sfondo di una nicchia scavata in un masso sporgente di puddinga che par abbia a rovinare da un momento all’altro.

La Foce è un rifugio sicuro nelle burrasche improvvise ed è il ritrovo abituale dei pescatori; lì tra una fitta cortina di reti pendenti da travi prolungatesi per tutti i versi, accoccolati su qualche punta di scoglio seduti sul bordo di un gozzo, si discorre di barche, di pescagione e di mestè con lo stesso interessamento con cui negli scagni di piazza Banchi si parla di noli, di cambi, di transatlantici. 

la foce 2All’entrarvi colpisce un odore acuto, indefinibile di salsedine, di catrami, di alghe e salacche; tutt’attorno accatastate o distese lungo roccie o sui cespugli di lisca e ginestra, reti innumerevoli dai nomi più disparati secondo l’uso cui servono: tremagli, palamiti, manate, musee, drefondoi, roscettoi, ecc.

 Più lontani sparsi qua e là casetti dove le donne sedute a gruppi tra una ciarla e un’allegra risata, stanno intente a rammendare –acconsà- le falle causate dai delfini; Per ogni dove alla rinfusa, paranchi, paglioli, salai, nasse, fiocine, cavi, reti, buglioli, lampadare: un completo arsenale di attrezzi pescherecci; e il tutto cullato dal dolce sciacquio del mare che si insinua tra gli scogli portando in quella febbrile attività il palpito dell’immenso oceano.

(Don N.Lavarello, S. Nicolò – Capodimonte, Memorie)

Quando così scriveva Don Nicolò Lavarello che fu dal 1923 alla sua morte avvenuta nel 1934 rettore di San Nicolò, allora densamente abitato, i pescatori per raggiungere la Foce passavano dalla strada comunale della Chiesa Vecchia in quanto l’attuale passerella che collega Scogli Grossi alla Foce è stata costruita nel 1933/34.

In quegli anni vivevano a San Nicolò oltre 100 persone, altri stavano nella zona del Baraché e Mortola, altri nella zona del Mulino.

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Quasi tutti gli uomini erano o pescatori o naviganti. Le barche da pesca erano tirate in secca alla Foce, le più grosse i leudi , sullo scalo che era verso Spadin, poco distante dalla Foce, dove ancora ora si vede un paranco di legno e il catrame sugli scogli.

Gli attrezzi da pesca erano ricoverati nei piccoli locali detti “casetti”, della Foce e della Punta (alcuni ora trasformati in abitazioni) dove arriva la strada comunale di San Nicolò, che era allora l’unico collegamento tra San Nicolò e la Foce.

Dalla chiesa si scendeva con un’altra stradina alle case sottostanti e al Mulino dove era anche il lavatoio.

la foce 5L’acqua del fossato, raccolta in una grande cisterna serviva a far girare le macine del Mulino che era una fiorente azienda per la macinazione di olive e grano, i carichi venivano portati via mare dalle imbarcazioni che si ormeggiavano davanti al Mulino.

Sotto il Mulino c’era anche una macina per le cortecce di pino dalla cui polvere si faceva nei pentoloni della Foce, la tintura delle reti.

Le donne aiutavano a rammendare le reti, coltivavano gli orti, raccoglievano le olive, allevavano galline e conigli; c’erano anche alcune mucche al Baraché, alla Chiesa Vecchia, nelle piane sotto la Chiesa, nelle stalle della Punta.

I boschi erano puliti e numerosi i sentieri percorsi per fare legna e raccogliere erbe e funghi. Tutto questo fino agli anni 1960-70, quando la popolazione locale cominciò ad essere sempre meno numerosa.

Fino a una trentina di anni fa all’imbrunire la Foce si animava di pescatori. Dai “casetti”venivano caricati su dei carretti gli accumulatori (necessari ad alimentare le lampare) da portare alla Foce dove, con dei paranchi, venivano calate sulle barche posizionate sotto la passerella. Le reti venivano calate in barca dai pali dove erano state stese ad asciugare.

la foce 6Noi ragazzi dovevamo stare attenti a non essere d’intralcio a tutte queste manovre, che guardavamo affascinati. A volte qualche fortunato riusciva a convincere un pescatore a portarlo alla notte alla lampara.

Pesce ne pescavano tanto, le donne scendevano ad aiutare a dividere e mettere nelle cassette da portare al mercato il pesce. Spesso al mattino il fondo alla Foce era pieno di pesci di poco pregio buttati via, questo era richiamo per grossi pesci predatori.

Dopo il rifacimento della passerella ultimato nel 1988 le cose sono molto cambiate. Sono stati tolti i caratteristici pali su cui venivano stese le reti ad asciugare, non più necessari perché le reti sono sintetiche, le imbarcazioni nella Foce sono quasi tutte per uso turistico. Dove una volta erano i calderoni per la tintura delle reti ora si trova una toilette, realizzata dal Comune su interessamento della Comunità di Punta Chiappa.

L’imbarcadero viene utilizzato principalmente per l’attracco dei vaporetti che fanno servizio turistico da e per Camogli e S.Fruttuoso.

Oggi vivono a San Nicolò poche famiglie, per lo più giovani appassionati del posto, i residenti sono pochi, durante l’estate tutte le case sono abitate dai villeggianti.

La galleria fotografica de “La Foce”.